Letteratura francese
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a cura di Michela Landi
Firenze, Le Monnier Università, 2021

vol I, Dalle origini al Settecento, pp. 517
vol II, Dall'Ottocento al XXI secolo, pp. 444
Questa letteratura francese in due volumi può apparire classica nella sua organizzazione. Lo è, ma solo in parte. L'impostazione risponde ad un'idea di fondo: senza classicismo non c'è lontananza, sguardo, e non c'è spessore storico. Il classicismo è ciò che, posandosi, ci consente di essere pensato, teorizzato, studiato nella sua piena estensione. Il fenomeno - il moderno - in quanto volatile e sempre nuovo, invece, ci sfugge. Nostro intento è consentire al lettore una visione d'insieme stabile della letteratura francese, attraverso una periodizzazione consolidata dalla storia del pensiero. Su di essa potrà essere praticato, ogni volta, quel necessario esercizio del dubbio che muove questa stabilità e la sottopone a discussione, movimento, variazione. Quel che viene offerto al lettore non è un monumento collettivo, un pantheon di scrittori da celebrare, ma un insieme organico di saperi e occasioni critiche che permettano al contempo di conoscere e valutare, costruire e discutere, anche attraverso l'incontro con il testo. La letteratura francese si distingue, oltre che per estensione, per certa coerenza culturale. È proprio questa coerenza di matrice classica che, profilandosi netta sul panorama europeo, ci insegna ad apprezzare il valore della distanza: la quale, sola, permette l'esame critico, rinnovando così il pensiero e la letteratura stessa.


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In viaggio per il Congresso di Vienna
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a cura di Barbara Innocenti, Marco Lombardi, Josiane Tourres
Firenze, Firenze University Press, 2020, pp. 584
Questo volume, liberamente consultabile online, trascrive il manoscritto inedito della Biblioteca Forteguerriana, e inoltre introduce, analizza, annota, commenta, contestualizza, traduce in francese, le Lettere di Daniello Berlinghieri all''amica' Anna Martini in occasione del viaggio intrapreso da Daniello, come rappresentante dell'ordine di Malta, da Siena-Firenze a Vienna, in occasione del Congresso che segna la Restaurazione. Daniello Berlinghieri morirà a Parigi dove era ambasciatore del Granduca di Toscana. Da qui il suo legame con la Francia. Altro legame con la Francia è costituito dalla nipote Giulia, divenuta sua figlia adottiva, famosa per la sua relazione con Stendhal. Lo scrittore ne chiederà la mano al padre adottivo, ricevendo da quest'ultimo un cortese diniego. La ricca appendice contestualizza i personaggi tentando di reinserirli nel loro ricco milieu culturale. Il volume, introdotto dallo storico del viaggio Gilles Bertrand e dalla storica Monica Pacini, ha una valenza pluridisciplinare e interdisciplinare. Le scienze umane appaiono infatti convocate da Berlinghieri nelle sue missive in cui si intrecciano osservazioni e riflessioni storico-geografiche, antropologiche e politiche, letterarie, artistiche (architettura, urbanistica, paesaggio, pittura, teatro, musica…), psicosociali, etiche, filosofiche ecc.

Testo integrale

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Palazzo Lenzi sede dell'Istituto Francese di Firenze
Cinquecento anni di storia
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a cura di Caterina D'Amelio, Manon Hansemann, Marco Lombardi
Firenze, Edifir, 2020, pp. 285
Ben poco è stato scritto sulla storia di palazzo Lenzi costruito intorno alla metà del Quattrocento, dalla famiglia omonima, originaria del contado ad Ovest della città. La partecipazione al governo cittadino durante il regime repubblicano permise ai Lenzi, impegnati nella manifattura della lana, di aumentare il proprio prestigio: la costruzione del nuovo palazzo sul luogo della vecchia casa paterna da parte di Francesco e Bartolomeo, in concorso con i nipoti, è la dimostrazione del crescente successo raggiunto nel mondo politico e finanziario. Le origini, le attività della consorteria familiare che si stabilisce nell'area di Ognissanti intorno alla metà del Trecento, e le vicende della costruzione del nuovo magnifico palazzo rinascimentale, dagli inizi del cantiere sino ai giorni nostri, vengono ripercorse in questo libro che, nella sua ricchezza di contributi, colma numerose lacune e chiarisce le incertezze tramandate nel corso del tempo dalle fonti esistenti. Parallelamente alle vicende architettoniche, questo volume specifica le diverse funzioni dell'edificio tra le quali, dal 1910, quella di sede del primo istituto di cultura al mondo, laboratorio dell'Unesco: l'Institut Français di Firenze.

Gli autori
Presentazione e riassunto
G. Rau ("La Repubblica", 30-1-21) Recensione
G. Rizza ("Il Tirreno", 7-2-21) Recensione
Intervista a Manon Hansemann

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La fortuna del secolo d'oro
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A cura di Barbara Innocenti
Firenze University Press, 2018, pp. 150
Il Seicento è stato per l’Europa il “secolo del teatro”, per la quantità e qualità delle opere drammatiche e per la ricchezza delle invenzioni sceniche. Studiarlo, in particolare in area francese e spagnola alla luce della compenetrazione tra Classicismo, Manierismo e Barocco, significa discutere e approfondire alcuni nodi tematici essenziali nòn solo alla conoscenza di un’epoca storico-letteraria ma alla stessa modernità. Questo volume, curato da Barbara Innocenti (cui si deve anche la trascrizione di un originale documento sulla morte di Luigi XIV rinvenuto negli archivi pistoiesi), grazie alla partecipazione di noti specialisti che si sono cimentati nella lettura di testi esemplari nel quadro della complessiva storiografia teatrale e di un ricco apparato iconografico si presenta dunque con il respiro comparatistico necessario.
Gli approfondimenti su grandissimi autori (in particolare Molière, Tirso de Molina, l’effetto Tasso nella letteratura francese...) favoriscono confronti e intersezioni che consentono di delineare un orizzonte di cultura “europea”, arricchito, sul piano delle traduzioni e delle messe in scena, da un creativo dialogo con la contemporaneità. Il “Secolo d’Oro” oltrepassa insomma i propri confini, attraversando tempi, aree geografiche, letterature.

Questo libro, dedicato al professor Marco Lombardi in occasione del suo pensionamento, esplora tematiche a lui particolarmente care, e vuole essere l'omaggio di colleghi, collaboratori e allievi ad una vita dedicata al più alto magistero intellettuale.

Presentazione alla biblioteca Forteguerriana
Su Marco Lombardi

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Du Plaisir
La duchessa d'Estramène
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A cura di A. Franchetti, F. Marinai, I. Rosi
La duchessa d'Estramène (traduzione di Anna Lia Franchetti e Ivanna Rosi, parti introduttive di Fabio Marinai e I. Rosi, note di A. L. Franchetti, Firenze, Clichy, 2017) è un breve romanzo - o novella lunga - stampato anonimo in Francia nel 1682. Riscoperto e pubblicato in diverse e prestigiose edizioni negli ultimi decenni, è tradotto per la prima volta in Italia, con il testo francese a fronte.
In questa edizione il romanzo è inoltre corredato dall’intera bibliografia del suo autore, identificato in maniera documentata e inequivocabile da F. Marinai, così da riunire sotto lo stesso nome un gruppo di notevoli opere di fine Seicento.

Per saperne di più
Presentazione alla biblioteca P. Thouar

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Chateaubriand
Memorie d'Oltretomba
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A cura di Ivanna Rosi e Fabio Vasarri
Introduzione di Cesare Garboli
Traduzione di Ivanna Rosi, Filippo Martellucci e Fabio Vasarri
Einaudi, I Millenni, 2015, 2 volumi, pp. 2304

Torna in un'edizione riveduta e corretta l'opera che fece esclamare a Victor Hugo «O sarò Chateaubriand, oppure non sarò nulla». Queste memorie raccontano una vita, quella dell'autore, che coincide con una parte decisiva della storia della Francia, la fine dell'Ancien Régime, passando attraverso la Rivoluzione e la parabola di Napoleone. Nelle pagine di Chateaubriand la storia diventa memoria, i ritratti dei grandi nomi sono filtrati dallo sguardo dell'autore: i protagonisti dell'odiata Rivoluzione, che aveva mandato sulla ghigliottina il suo mondo, sono tutti, da Danton a Robespierre passando per Mirabeau e Marat, belve mostruose; Napoleone, detestato e ammirato allo stesso tempo, dà vita a pagine di straordinaria eloquenza e leggibilità, paragonate dalla critica a quelle di Tolstoj in Guerra e pace. La pietà di Chateaubriand per il corpo morente di Bonaparte è un esempio di quella che l'autore dimostra per i vinti, dopo averli spesso odiati come vincitori. La monumentale opera di Chateaubriand ha influenzato non solo il romanticismo francese, di cui è unanimemente considerato il caposcuola, ma l'intera letteratura francese, da Marcel Proust a Jean-Paul Sartre fino a Louis-Ferdinand Céline, che in fuga a Baden-Baden prima dell'esilio in Danimarca chiese a Karl Epting se fosse possibile fargli recapitare proprio le Memorie d'Oltretomba.

La presentazione alla galleria ZetaEffe
Intervento di Benedetta Papasogli
Intervento di Aurelio Principato

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Barbara Innocenti
I sogni della ragione
La rappresentazione dell'altro nel teatro della Rivoluzione Francese
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Arezzo, Bibliotheca Aretina, 2010, pp. 245

II teatro della Rivoluzione francese non è un teatro di second'ordine, effimero strumento propagandistico o specchio degli avvenimenti contemporanei. Drammaturgicamente è una grande fucina di sperimentazione che si caratterizza per il trattamento originale dei generi e per la ricerca di una pedagogia adatta ai tempi nuovi. 'Mostri' scenici più o meno trasgressivi della tradizione classica, le numerose pièces che si affollano in questo libro presentano anche una mostruosa visione del 'diverso': la nobiltà, il clero e gli stessi sovrani che vengono rappresentati come una pericolosa 'malattia' da debellare nel sogno di un'umanità rinnovata sul palcoscenico terapeutico come nella vita. L'analisi di queste pièces - molte delle quali introvabili e sconosciute - pubblicate fra il 1789 e il 1794, offre un'immagine inedita di anni convulsi dentro e fuori dalle scene.

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Chateaubriand
Analisi ragionata della storia di Francia
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Traduzione e cura di Filippo Martellucci
Firenze, Le Lettere, 2010, pp. 600
La storia di Francia che Chateaubriand aveva in mente non vide mai la luce: l'Analisi ragionata resta incompiuta, e ciononostante appare del massimo interesse sia per lo studioso e appassionato di Chateaubriand, sia per lo storico. Malgrado alcune lacune, vi vengono tracciati con chiarezza i lineamenti di una filosofia cristiana della storia che vede, nella monarchia costituzionale, il punto d'arrivo di un lunghissimo percorso politico e sociale verso la libertà inizato con gli antichi franchi. L'erudito è presente soprattutto nelle pagine dedicate alla Francia carolingia e medievale; ma cede volentieri il passo, nel ritratto dei sovrani, e nella ricostruzione di eventi famosi - quali le disfatte trecentesche ad opera degli inglesi, o gli orrori delle guerre di religione - al grande narratore che ricrea, con stile impareggiabile, le pagine dei cronachisti. Attraverso le tempeste della storia, e fino alla vigilia del «diluvio rivoluzionario», assistiamo così al formarsi della grande nazione chiamata, nella visione dell'autore, a capeggiare i destini del mondo.
Pubblicazione realizzata con il contributo del Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze dell’Università di Pisa nel quadro della ricerca Il confronto col canone nella letteratura francese: classicismo e anticlassicismo, tradizione e avanguardia.
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Leggi la postfazione di Filippo Martellucci
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La presentazione al Gabinetto Vieusseux

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Ivanna Rosi
Le maschere di Chateaubriand
Libertà e vincoli dell'autorappresentazione
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Firenze, Le Lettere, 2010, pp. 321
In contrasto con le Confessions di Rousseau, i Mémoires d'outre-tombe rifuggono da una narrazione "naturalistica" del vissuto, sia evenemenziale che psicologico e, obbedendo a imperativi morali ed estetici, oltre che alla forza della fantasia, modellano l'immagine dell'io con estrema libertà. Non dobbiamo dunque aspettarci materiale introspettivo o dettagli personali: il memorialista, il viaggiatore e anche il biografo, ricreano l'accaduto, vi introducono il sogno, condensano in scene icastiche e simboliche il senso più diluito e più pallido degli avvenimenti o indossano maschere che non sono strumenti banalmente menzogneri, ma invenzioni di sé. Tuttavia, taluni vincoli legati al genere "confessione" o "memorie" continuano ad agire, imponendo una estrema precisione negli aspetti esterni dei fatti raccontati o, più profondamente, costringendo l'io a rivelare in maniera obliqua tentazioni, passioni, dolori e traumi. La stessa intermittente autoderisione funziona come una maschera, che contemporaneamente dissimula e ricrea, distorcendola, distanziandola, una interiorità dolente e inquieta.
Pubblicazione realizzata con il contributo del Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze dell’Università di Pisa.
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Simone de Beauvoir
Le bocche inutili
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Traduzione e cura di Enza Biagini e Marco Lombardi
Firenze, Le Lettere, 2009, pp. 211
Testo francese a fronte

Questo volume, con testo francese a fronte, ospita la prima traduzione italiana dell’unica opera teatrale di Simone de Beauvoir, Les bouches inutiles / Le bocche inutili (1945). Le «bocche inutili» sono le donne, i bambini, i vecchi, i malati, i pazzi, espulsi dalle città assediate e abbandonati al nemico allo scopo di garantire cibo per chi aveva la forza fisica di difendere quelle città con le armi. La problematica è presentata e discussa nei termini del pensiero esistenzialista in un dramma medievale che assomma le infinite tragedie di «bocche inutili » nella storia. Il distacco temporale doveva permettere alla de Beauvoir di evadere la censura vigente nella Parigi dell’occupazione nazista. Ma la fame appartiene anche al vissuto della scrittrice, come le «bocche inutili» appartengono al contesto della Seconda Guerra Mondiale in cui donne incinte, bambini, vecchi, malati, pazzi,… vengono emarginati e sterminati nei campi di concentramento.



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Chateaubriand
I natchez
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Traduzione e cura di Ivanna Rosi e Filippo Martellucci
Firenze, Le Lettere, 2004, pp. XCV-486

Scritta tra il 1794 e il 1799, quando Chateaubriand era un povero e oscuro emigrato in Inghilterra, questa saga indiana, anteriore al grande successo del Génie du Christianisme (1802), riflette le idee libertarie, la rivolta e le utopie della sua giovinezza. Un avvincente romanzo gotico ricco di immaginazione, proposto per la prima volta in traduzione italiana. Nella prima metà del Settecento, i natchez, tribù pellerossa della Louisiana, dopo essersi ripetutamente ribellati ai coloni francesi, vengono cacciati dal loro territorio, costretti a lunghe peregrinazioni e destinati così ad una progressiva estinzione. Nell'imminenza di questo tragico destino collettivo si svolgono le malinconiche vicende individuali del francese René, naturalizzato natchez, del padre adottivo Chactas, saggio indiano che ha vissuto presso varie popolazioni indigene americane e che ha anche viaggiato nella Francia di Luigi XIV, e di un trio di giovani pellerossa, amici e parenti fedeli di René: il candido ed eroico Outougamiz, la moglie devota, Céluta, l'amica amabile e sensuale, Mila. Il presagio della fine non fa che esaltare la bellezza di queste anime e di questi corpi primitivi, sullo sfondo di un paesaggio dall'esotismo fantastico, sognato come un vasto Eden, attraversato dalle acque abbondanti di un fiume sacro: il Mississippi o Meschacebé.

La presentazione al Gabinetto Vieusseux
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