Du Plaisir
La duchessa d'Estramène
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a cura di A. Franchetti, F. Marinai, I. Rosi


La duchessa d'Estramène (traduzione di Anna Lia Franchetti e Ivanna Rosi, parti introduttive di Fabio Marinai e I. Rosi, note di A. L. Franchetti, Firenze, Clichy, 2017) è un breve romanzo - o novella lunga - stampato anonimo in Francia nel 1682. Riscoperto e pubblicato in diverse e prestigiose edizioni negli ultimi decenni, è tradotto per la prima volta in Italia, con il testo francese a fronte.
In questa edizione il romanzo è inoltre corredato dall’intera bibliografia del suo autore, identificato in maniera documentata e inequivocabile da F. Marinai, così da riunire sotto lo stesso nome un gruppo di notevoli opere di fine Seicento.



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Chateaubriand
Memorie d'Oltretomba
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A cura di Ivanna Rosi e Fabio Vasarri
Introduzione di Cesare Garboli
Traduzione di Ivanna Rosi, Filippo Martellucci e Fabio Vasarri
Einaudi, I Millenni, 2015, 2 volumi, pp. 2304


Torna in un'edizione riveduta e corretta l'opera che fece esclamare a Victor Hugo «O sarò Chateaubriand, oppure non sarò nulla». Queste memorie raccontano una vita, quella dell'autore, che coincide con una parte decisiva della storia della Francia, la fine dell'Ancien Régime, passando attraverso la Rivoluzione e la parabola di Napoleone. Nelle pagine di Chateaubriand la storia diventa memoria, i ritratti dei grandi nomi sono filtrati dallo sguardo dell'autore: i protagonisti dell'odiata Rivoluzione, che aveva mandato sulla ghigliottina il suo mondo, sono tutti, da Danton a Robespierre passando per Mirabeau e Marat, belve mostruose; Napoleone, detestato e ammirato allo stesso tempo, dà vita a pagine di straordinaria eloquenza e leggibilità, paragonate dalla critica a quelle di Tolstoj in Guerra e pace. La pietà di Chateaubriand per il corpo morente di Bonaparte è un esempio di quella che l'autore dimostra per i vinti, dopo averli spesso odiati come vincitori. La monumentale opera di Chateaubriand ha influenzato non solo il romanticismo francese, di cui è unanimemente considerato il caposcuola, ma l'intera letteratura francese, da Marcel Proust a Jean-Paul Sartre fino a Louis-Ferdinand Céline, che in fuga a Baden-Baden prima dell'esilio in Danimarca chiese a Karl Epting se fosse possibile fargli recapitare proprio le Memorie d'Oltretomba.

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Barbara Innocenti
I sogni della ragione
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La rappresentazione dell'altro nel teatro della Rivoluzione Francese
Arezzo, Bibliotheca Aretina, 2010, pp. 245


II teatro della Rivoluzione francese non è un teatro di second'ordine, effimero strumento propagandistico o specchio degli avvenimenti contemporanei. Drammaturgicamente è una grande fucina di sperimentazione che si caratterizza per il trattamento originale dei generi e per la ricerca di una pedagogia adatta ai tempi nuovi. 'Mostri' scenici più o meno trasgressivi della tradizione classica, le numerose pièces che si affollano in questo libro presentano anche una mostruosa visione del 'diverso': la nobiltà, il clero e gli stessi sovrani che vengono rappresentati come una pericolosa 'malattia' da debellare nel sogno di un'umanità rinnovata sul palcoscenico terapeutico come nella vita. L'analisi di queste pièces - molte delle quali introvabili e sconosciute - pubblicate fra il 1789 e il 1794, offre un'immagine inedita di anni convulsi dentro e fuori dalle scene.

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Chateaubriand
Analisi ragionata della storia di Francia
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Traduzione e cura di Filippo Martellucci
Firenze, Le Lettere, 2010, pp. 600
Pubblicazione realizzata con il contributo del Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze dell’Università di Pisa nel quadro della ricerca Il confronto col canone nella letteratura francese: classicismo e anticlassicismo, tradizione e avanguardia.


La storia di Francia che Chateaubriand aveva in mente non vide mai la luce: l'Analisi ragionata resta incompiuta, e ciononostante appare del massimo interesse sia per lo studioso e appassionato di Chateaubriand, sia per lo storico. Malgrado alcune lacune, vi vengono tracciati con chiarezza i lineamenti di una filosofia cristiana della storia che vede, nella monarchia costituzionale, il punto d'arrivo di un lunghissimo percorso politico e sociale verso la libertà inizato con gli antichi franchi. L'erudito è presente soprattutto nelle pagine dedicate alla Francia carolingia e medievale; ma cede volentieri il passo, nel ritratto dei sovrani, e nella ricostruzione di eventi famosi - quali le disfatte trecentesche ad opera degli inglesi, o gli orrori delle guerre di religione - al grande narratore che ricrea, con stile impareggiabile, le pagine dei cronachisti. Attraverso le tempeste della storia, e fino alla vigilia del «diluvio rivoluzionario», assistiamo così al formarsi della grande nazione chiamata, nella visione dell'autore, a capeggiare i destini del mondo.

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Ivanna Rosi
Le maschere di Chateaubriand
Libertà e vincoli dell'autorappresentazione
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Firenze, Le Lettere, 2010, pp. 321
Pubblicazione realizzata con il contributo del Dipartimento di Lingue e Letterature Romanze dell’Università di Pisa.


In contrasto con le Confessions di Rousseau, i Mémoires d'outre-tombe rifuggono da una narrazione "naturalistica" del vissuto, sia evenemenziale che psicologico e, obbedendo a imperativi morali ed estetici, oltre che alla forza della fantasia, modellano l'immagine dell'io con estrema libertà. Non dobbiamo dunque aspettarci materiale introspettivo o dettagli personali: il memorialista, il viaggiatore e anche il biografo, ricreano l'accaduto, vi introducono il sogno, condensano in scene icastiche e simboliche il senso più diluito e più pallido degli avvenimenti o indossano maschere che non sono strumenti banalmente menzogneri, ma invenzioni di sé. Tuttavia, taluni vincoli legati al genere "confessione" o "memorie" continuano ad agire, imponendo una estrema precisione negli aspetti esterni dei fatti raccontati o, più profondamente, costringendo l'io a rivelare in maniera obliqua tentazioni, passioni, dolori e traumi. La stessa intermittente autoderisione funziona come una maschera, che contemporaneamente dissimula e ricrea, distorcendola, distanziandola, una interiorità dolente e inquieta.

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Simone de Beauvoir
Le bocche inutili
Traduzione e cura di Enza Biagini e Marco Lombardi
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Firenze, Le Lettere, 2009, pp. 211
Testo francese a fronte
Volume promosso dall'AAIFF in occasione del centenario della nascita di Simone de Beauvoir, e presentato il 31 marzo 2010 presso l'Istituto Francese di Firenze. Pubblicazione realizzata grazie al contributo di: AAIFF, Ente Cassa di Risparmio di Firenze, Comune di Firenze - Quartiere 1


Questo volume, con testo francese a fronte, ospita la prima traduzione italiana dell’unica opera teatrale di Simone de Beauvoir, Les bouches inutiles / Le bocche inutili (1945). Le «bocche inutili» sono le donne, i bambini, i vecchi, i malati, i pazzi, espulsi dalle città assediate e abbandonati al nemico allo scopo di garantire cibo per chi aveva la forza fisica di difendere quelle città con le armi. La problematica è presentata e discussa nei termini del pensiero esistenzialista in un dramma medievale che assomma le infinite tragedie di «bocche inutili » nella storia. Il distacco temporale doveva permettere alla de Beauvoir di evadere la censura vigente nella Parigi dell’occupazione nazista. Ma la fame appartiene anche al vissuto della scrittrice, come le «bocche inutili» appartengono al contesto della Seconda Guerra Mondiale in cui donne incinte, bambini, vecchi, malati, pazzi,… vengono emarginati e sterminati nei campi di concentramento.

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